Dalla Terra alla Luna, dalla Luna a Montecitorio

Prendi un gruppo di uomini, scienziati e piloti, mettili su un Saturno V, dagli un modulo lunare, una tuta pressurizzata, un regolo calcolatore. Il coraggio non serve, ne hanno da vendere, il resto è Storia.

Quasi 48 anni fa l’uomo raggiungeva la Luna. A riguardare le foto, I filmati e i veicoli con cui fu compiuta l’impresa, sembra una storia attuale e spesso chi oggi ha i capelli bianchi e qualche ruga sul viso te la racconta come se l’avesse vissuta ieri, ma è passato quasi mezzo secolo.
Un pezzo di quella Luna, toccata, raccolta e riportata sulla Terra, martedì 11 aprile era a Montecitorio, Roma, alla Camera dei Deputati. Ad osservarla da vicino si fa fatica a distinguerla da una roccia qualsiasi, ma quando realizzi che davanti a te hai un pezzo di un altro mondo, qualcosa che puoi coprire con il tuo pollice in una notte serena di primavera, allora può darsi che l’emozione ti tradisca e a stento trattieni le lacrime. E’ quello che è successo all’Onorevole Maria Chiara Gadda, deputata del PD sensibile alla causa della divulgazione scientifica e titolare della bella iniziativa a Montecitorio che ha visto come protagonisti i soci del direttivo dell’Associazione per la Divulgazione Astronautica ed Astronomica , ADAA, di cui Luigi Pizzimenti ne è il Presidente e l’uomo a cui la NASA, per il terzo anno consecutivo, concede in prestito, per un periodo solitamente non superiore ai novanta giorni, un campione di roccia lunare, uno di quelli raccolti dalle missioni umane USA fra il 1969 e il 1972.
Il campione, del peso di circa 109 grammi è anche fra i più antichi raccolti e la sua genesi risale a circa 3,3 miliardi di anni fa. Rocce così vecchie sulla Terra sono assai rare. Fu raccolto dall’astronauta James B. Irwin, durante la missione Apollo 15, la quarta spedizione ad allunare e la prima esplorazione con forte carattere scientifico. Non ultimo il fatto che per la prima volta fu portata sulla Luna un auto elettrica, il famoso rover lunare, che permise di coprire lunghe distanze dalla base del LM (modulo lunare). Il sito esplorativo fra i più suggestivi e spettacolari, la Rima di Hadley, visibile con uno strumento amatoriale dalla Terra e caratterizzato da canaloni e rilievi montuosi.

La missione passò alla storia per tantissimi aspetti, scientifici e non solo. Dave Scott, comandante della missione, pronunciò le uniche parole italiane mai dette sulla LUNA. Difronte ad un campione particolarmente interessante (che rappresenta la stele di Rosetta della geologia TERRA-LUNA) esclamò “mamma mia!”. Scott onorò inoltre la memoria del nostro Galileo con il famoso esperimento della piuma di falco e del martello, che, lasciati cadere da una stessa altezza, raggiunsero il suolo nello stesso istante, dimostrando (una volta per tutte) che ogni corpo è soggetto in egual misura alla forza di gravità.
Al fianco di Pizzimenti, il suo vice, l’Ingegner Dario Kubler e l’ingegner Alessandro Barazzetti, socio ADAA e responsabile dell’ambizioso progetto CUBESAT, che prevede il rilascio in orbita bassa di un piccolo satellite artificiale (un cubo di 10 cm di lato) dotato di un nuovo processore programmabile che verrà installato anche a bordo delle future missioni automatiche destinate a Marte.
A completare il prestigioso tavolo dei conferenzieri, Simonetta Cheli, capo dell’ufficio di coordinamento dell’ESA e Andrea Zanini, portavoce del presidente ASI. Moderatore dell’incontro il giornalista scientifico Paolo D’Angelo, esperto divulgatore di astronautica e Spazio.

La roccia lunare è il punto di partenza per presentare tutte le iniziative di ADAA – “Abbiamo scelto di presentare a Montecitorio il progetto “Ti Porto la Luna” perché iniziative dall’elevato contenuto culturale come questa, consentono di avvicinare i cittadini ai temi della scienza astronomica. Un frammento di storia affascinante ed eccezionale, può contribuire a diffondere una maggiore cultura scientifica, a cominciare dalle giovani generazioni – dichiara la stessa onorevole Maria Chiara Gadda, deputata del Partito Democratico – “Questo luogo” – prosegue Gadda – la casa di tutti gli italiani, vuole rappresentare simbolicamente tutti i luoghi della Penisola che saranno toccati dal progetto di ADAA. L’italia vanta una significativa esperienza in ambito aerospaziale e sono moltissime le aziende che ci rappresentano al livello mondiale e che oggi collaborano con agenzie spaziali come NASA, ASI ed ESA e sono la dimostrazione di una grande sinergia politica internazionale”.
Simonetta Cheli e Andrea Zanini sottolineano il ruolo chiave che lo spazio e lo space-business stanno giocando in questi ultimi decenni e ci ricordano che l’industria spaziale italiana è il terzo più importante attore in ESA (Agenzia Spaziale Europea) e riveste un ruolo di tutto rispetto al livello mondiale esportando tecnologia e ricerca grazie al lavoro dei nostri chimici, fisici, ingegneri e biologi. L’Italia sarà di nuovo protagonista presso la ISS (la Stazione Spaziale Internazionale) con l’arrivo dell’astronauta Paolo Nespoli, che all’età di 60 anni si appresta a indossare nuovamente la tuta spaziale e volare a bordo di una capsula Soyuz.
Mentre la conferenza si avvia alla fine, c’è il tempo per qualche domanda della stampa e degli addetti ai lavori intervenuti.
L’attenzione ricade sul progetto CUBESAT, ribattezzato da in “ALSAT” in onore dell’astronauta Al Worden, pilota del modulo di comando di Apollo 15, che è stato recentemente ospite per una tre giorni italiana di conferenze, incontri pubblici e gala. Al Worden, entusiasmato dall’iniziativa, sarà il “padrino” (nell’accezione più nobile del termine) della missione che, a detta dello stesso responsabile Barazzetti, sarà il primo di una lunga serie.
Kubler poi snocciola alcuni successi di ADAA. Oltre all’ormai collaudato mock-up di Casper che contiene una copia funzionante dell’AGC, il computer a bordo dell’Apollo, annuncia l’imminente completamento della riproduzione, sempre uno a uno, della Vostok, la navicella che permise il volo di Gagarin, primo uomo nello spazio nel 1961.

Per quanto straordinario ed eccezionale, il campione lunare non è l’unico elemento di attrazione di ADAA, che sta preparando una serie di eventi e già ne ha collezionati molti in passato, come la replica in scala uno a uno della capsula “Casper” di Apollo 16 (detta anche modulo di comando e l’unico “pezzo” del gigante Saturn V di 110 metri di altezza che rientra dopo il viaggio dalla Luna alla Terra). E’ la copia dello stesso veicolo sul quale ha viaggiato esattamente 45 anni fa Charlie Duke, il carico da novanta che Pizzimenti e i suoi mettono sul tavolo. Il decimo uomo sulla Luna sarà infatti ospite a Malpensa, il 29 e 30 aprile, il 2 maggio a Peccioli e il 4 maggio a Torino. La presenza dell’astronauta è stata proposta anche a tutti i Comuni della Versilia e molti altri della Toscana e, escluso Peccioli, nessun amministratore, al momento, è stato in grado di ospitare sul proprio territorio uno dei sei uomini ancora in vita dei dodici che oltre quarant’anni fa passeggiarono, lavorarono e vissero sulla Luna. Un’occasione imperdibile ed irripetibile anche in virtù del fatto che gli eventi riguardanti il programma spaziale Apollo con il tour della roccia lunare “Ti Porto la Luna” raggiungerà quest’anno i 100.000 studenti ed ha appassionato tanti bambini, genitori e semplici curiosi nelle precedenti due edizioni. Nonostante non sia chiaro cosa impedisca ad un Comune Versiliese di ospitare Charlie Duke, dobbiamo tuttavia precisare che almeno a Viareggio, il prossimo 12 maggio alle 21,00, si svolgerà per la terza volta consecutiva (unico caso nazionale) la conferenza che esporrà al Museo della Marineria la roccia di Apollo 15 portata a Montecitorio lo scorso martedì.
Sempre in tema di ospiti eccellenti, il vice presidente Kubler annuncia, in chiusura di conferenza, la presenza della prima donna nello spazio, Valentina Tereshkova (Vostok 6, 1963), probabilmente verso il mese di ottobre.
Ascoltando il gruppo di ADAA si ha l’impressione che le sorprese non siano finite e con il campione di roccia lunare che brilla fra le mani dell’onorevole Gadda, siamo certi che sarà così!

Per tutte le tappe di TI PORTO LA LUNA e per seguire le attività di DAA ci si può collegare presso il blog di Luigi Pizzimenti (https://luigipizzimenti.blogspot.it/) e il sito istituzionale dell’associazione www.adaa.it

 

qui il video integrale tratto dal sito della Camera

qui sotto la versione per “LA NAZIONE” inviata alla redazione locale di Viareggio

PRENDI un gruppo di uomini, scienziati e piloti e mettili su un Saturno V. Dotali di un modulo lunare, una tuta pressurizzata e un regolo calcolatore. Il coraggio non serve, ne hanno da vendere, il resto è storia. Quasi 48 anni fa l’uomo raggiungeva la Luna: a riguardare foto, filmati e mezzi con cui fu compiuta l’impresa, sembra una storia attuale e spesso chi oggi ha i capelli bianchi e qualche ruga sul viso la racconta come se l’avesse vissuta ieri. Ma è passato quasi mezzo secolo. Un pezzo di quella Luna, toccata, raccolta e portata sulla terra è stata protagonista nella presentazione del progetto “Ti Porto la Luna” alla Camera dei Deputati a Roma.
“Ad osservarla da vicino si fa fatica a distinguerla da una roccia qualsiasi – racconta l’onorevole Maria Chiara Gadda (PD) – ma quando realizzi che davanti a te hai un frammento di un altro mondo, allora può darsi che l’emozione ti tradisca e a stento trattieni le lacrime”. Assieme alla parlamentare  c’erano i rappresentanti dell’Adaa di cui è presidente Luigi Pizzimenti, l’uomo a cui la Nasa, per il terzo anno consecutivo, ha concesso in prestito un campione di roccia lunare, uno di quelli raccolti dalle missioni Usa fra il 1969 e il 1972. “La roccia, del peso di circa 109 grammi – riprende Pizzimenti – è anche fra le più antiche mai raccolte:la sua genesi risale a circa 3,3 miliardi di anni fa. Rocce così vecchie sulla Terra sono assai rare. Fu raccolta dall’astronauta James B. Irwin durante la missione Apollo 15, la 4a spedizione ad allunare e la prima esplorazione con forte carattere scientifico”. Al fianco di Pizzimenti c’erano anche il suo vice Dario Kubler, l’ingegner Alessandro Barazzetti di Adaa, che ha parlato dell’ambizioso progetto Cubesat, che prevede il rilascio in orbita bassa di un piccolo satellite artificiale dotato di un processore programmabile che verrà installato anche a bordo delle future missioni automatiche su Marte. A completare il tavolo dei relatori Simonetta Cheli, capo dell’ufficio di coordinamento dell’Esa e Andrea Zanini, portavoce di Asi. “L’associazione – ha anticipato Kubler – sta preparando una serie di eventi. Il decimo uomo sulla Luna, Charlie Duke, sarà infatti ospite a Malpensa il 29 e 30 aprile, il 2 maggio a Peccioli e il 4 maggio a Torino”.
La presenza dell’astronauta è stata proposta a tutti i comuni della Versilia e a molti altri della Toscana, ma solo Peccioli ha dato disponibilità. Nonostante non sia chiaro cosa impedisca di ospitare Charlie Duke, dobbiamo tuttavia precisare che almeno a Viareggio, il prossimo 12 maggio alle 21 si svolgerà per la terza volta consecutiva una conferenza e l’esposizione al Museo della Marineria della roccia di Apollo 15 portata a Montecitorio, dove ritornerà per un evento conclusivo il 15 giugno. info https://luigipizzimenti.blogspot.it/ o www.adaa.it.

 




#tiportolaluna – aggiornamento di servizio

Le prenotazioni sono state ripristinate!

Per un banale errore del sottoscritto le prenotazioni per l’evento di Viareggio di TI PORTO LA LUNA erano entrate momentaneamente in modalità “prenotazioni chiuse”.

Le prenotazioni NON SONO CHIUSE, quindi chiunque volesse accreditarsi dovrà semplicemente andare (o ritornare per chi è andato e ha trovato chiuso) alla pagina booking, qui e scorrere fino alla sezione BOOKING, appunto.

Salvo imprevisti, le prenotazioni si chiuderanno il 13 maggio.

 

Chiedo scusa a tutti… purtroppo le cose da organizzare sono tante e certe sviste possono capitare.

 




L’anno di Octobersky

ngg_shortcode_0_placeholderIl 2014 si sta per chiudere e porterà nel 2015 molte delle aspettative che il sottoscritto ha voluto mettere nella propria bisaccia virtuale e non.
Ho finalmente chiuso un capitolo della mia vita che mi ha in qualche modo distratto da quelle che sono sempre state le mie reali passioni, aspirazioni e anche, perché mentirvi, ambizioni.
Il nuovo anno inizierà alla grande con una piccola iniziativa che coinvolgerà l’istituzione più importante. Per adesso non vi anticipo niente, a breve ne saprete di più.
Ci sono ancora tanti articoli da completare e pubblicare e tante ancora sono le sezioni da aggiornare/creare. Curare un sito come octobersky.it non è per niente facile ma sono certo che riuscirò a coinvolgere molte persone e ad attirare l’attenzione di altre.
Uno dei buoni propositi del 2015 è quello di vedere l’NGT75 solcare nuovamente i cieli della Versilia ed arrivare alla fine dell’anno con un nuovo progetto missilistico, almeno in cantiere.
Anche la ripresa dell’attività astrofila è già scritta nella TODO list e auspico di ritrovare presto gli amici del GAV per condividere questa passione.
Il finale 2014 mi ha visto anche intraprendere l’ardita sfida di diventare pilota di ultraleggeri e conto di saper far alzare uno di questi trabiccoli volanti sempre entro la fine del 2015.
C’è poi l’attività, chiamiamola di public relation, che mi vedrebbe impegnato ad incontrare gli ultimi moonwalkers vivi, all’appello mi mancano ancora Alan Bean (Apollo 12) , Dave Scott (Apollo 15) e sarebbe fantastico rincontrare Charlie Duke (Apollo 16), Edgar MItchell (Apollo 14) e naturalmente incontrare di nuovo Buzz Aldrin di Apollo 11, al quale ho potuto stringere la mano, riuscendo ad entrare nello scatto fotografico insieme a lui in una posa non proprio classica…questo dopo avergli stretto la mano, quindi mi manca una bella foto con lui!
Con le prossime sessioni di Autographica è probabile che qualcuno di questi obiettivi riesca a portarli a casa.
Ci sono poi alcuni progetti molto ambiziosi in cui vorrei lanciarmi, ma anche su questo non posso dire molto al momento.
Salutando il vecchio anno vorrei rivolgere un ringraziamento particolare ai nuovi amici che hanno risvegliato in me la passione per l’astronautica e l’astronomia, Paolo Attivissimo e Luigi Pizzimenti.
Anche grazie a loro il 2014 è stato l’anno in cui ho incontrato di nuovo Edgar Mitchell e per la prima volta Eugene Cernan.
Un saluto particolare agli amici del CICAP Toscana, ai quali prometto subito la mia presenza per uno dei prossimi incontri.

Grazie ai miei amici di sempre, Diego, Mauro, Paolo Bertola, Alberto Lippi ed Enrico Bianchi e a tutto il gruppo della Scuola di Volo Girofly che mi sta accogliendo nella sua grande famiglia.
Non potrei infine non ringraziare mia figlia Valeria Luna e mia moglie Sara per la pazienza e il continuo stimolo che quotidianamente (e qualche volta inconsapevolmente) riescono a darmi.
Octobersky.it non è solo un sito di un appassionato,  il suo intento è anche quello di diventare  un punto di riferimento e un archivio delle esperienze personali, delle indagini, degli esperimenti e dei progetti di un ragazzo ormai 40enne che non ha smesso di sognare e d’incantarsi davanti al firmamento e alle meraviglie tecnologiche dell’intelletto.

Che il 2015 sia per tutti l’anno in cui si continui a sognare e si produca lo sforzo per trasformare quanti più sogni possibile in progetti e realtà concrete!

BUON 2015 da Octobersky Group!




14 novembre 1969, Apollo 12

Oggi, 14 novembre ricorrono i 45 anni del lancio di Apollo 12, la seconda “mandata” di uomini sul nostro satellite naturale.
Come equipaggio la NASA scelse tre autentici buontemponi, tre amici, un gruppo, al contrario di Apollo 11, molto affiatato e con molte, molte meno tensioni rispetto ad Apollo 11. Parlo delle tensioni legate al significato che legava la missione di Neil, Buzz e Michael come i primi esseri umani della storia a sbarcare sulla Luna.
Questi tre goliardici astronauti, Charles “Pete” Conrad, Alan Bean e Richard “Dick” Gordon, componevano il trio di Apollo 12, a bordo delle navette soprannominate Yankee Clipper per il modulo di comando/servizio e Interpid, per il lander lunare.
Faccio notare che Apollo 12 è la seconda missione nello stesso anno, il 1969. Non dimentichiamoci che Kennedy, quando lanciò la sfida di mandare un uomo sulla Luna e farlo tornare sano e salvo sulla Terra, promise di fare tutto ciò entro la fine di quella decade, appunto, gli anni ’60.
Insomma, se qualcosa fosse andato storto in Apollo 11, in cantiere era già pronto l’Apollo 12.
Il destino  che accompagnò la missione di Conrad e compagni mancò per poco di consegnarci un fallimento, che in ogni caso, con Apollo 13 non avrebbe tardato ad arrivare.
I problemi arrivarono nel primo minuto di volo, nemmeno, nei primi 36 secondi e successivi 51, l’intero sistema Apollo-Saturn V fu investito da due fulmini che, attraversando i gas di scarico, mandarono in tilt tutta l’elettronica di bordo, radio escluse.
Furono momenti di autentico terrore. Niente telemetria, nessun tipo di dato. A bordo solo una serie infinita di spie intermittenti e allarmi continui. Gerry Griffin, direttore del controllo missione a Houston, era alla sua prima esperienza alla guida di una spedizione lunare lunare. Si trovò praticamente con una bella gatta da pelare appena girata la chiave di accensione.
Fortunatamente il programma Apollo rappresentava il meglio delle capacità tecniche e ingegneristiche americane e da terra fu indicato all’equipaggio di resettare tutta l’elettronica passando da SCE (Signal Conditioner Equipment) ad AUX (Auxiliary), un comando che solo Alan Bean però fu in grado di decriptare, tanto era sconosciuto per i suoi due compagni e quasi tutto lo staff di controllo a terra.
Tutti i sistemi ripresero a funzionare e Pete Conrad potè, a quel punto, togliere la mano dalla leva di ABORT, che aveva tenuto per tutto il tempo dell’allarme, dimostrando un grande sangue freddo e una grande fiducia nell’impresa e negli uomini che anche da terra stavano accompagnando lui e il suo equipaggio.
Il viaggio proseguì come da manuale fino al 19 novembre, il giorno dell’allunaggio, sito di atterraggio programmato l’Oceano delle Tempeste a circa 1500 km dal Mare della Tranquillità dove erano allunati quattro mesi prima i compagni di Apollo 11.
La particolarità di questa missione, a dispetto di Apollo 11 che sostanzialmente doveva dimostrare di poter allunare in sicurezza, era quella di centrare diversi altri obiettivi: Precisione di allunaggio al millimetro, avvicinamento a una sonda lanciata due anni prima, il Surveyor III, allontanamento di svariate decine di metri dal luogo di sbarco e una serie massiccia di esperimenti scientifici.
Tutto fu svolto con incredibile precisione a partire dall’allunaggio stesso che fu quasi imbarazzante per la precisione che raggiunse, ben diverso dalla prestazione eroica e al cardiopalma di Neil e Buzz che rimasero con circa 20 secondi di carburante e uscirono quasi dalla dropzone programmata.
Non mancò anche in questo momento glorioso l’intoppo che letteralmente rese mediaticamente inglorioso il secondo viaggio di andata e ritorno sulla Luna. Alan Bean infatti, incaricato di posizionare la telecamera a colori, nuova fiammante e forse oggetto d’invidia da parte del gruppo di Apollo 11, che si era dovuto accontentare di una telecamera in bianco e nero, punto accidentalmente la telecamera verso il Sole, distruggendone il sensore e registrando (si fa per dire) il nero televisivo più assurdo della storia.
Ci furono comunque dei momenti di autentica goliardia. Lo stesso comandante, su consiglio della nostra grande giornalista Oriana Fallaci, scendendo dalla scaletta del LEM esclamò schernendo Neil Armstrong e anche se stesso: “Whoopie! Man, that may have been a small one for Neil, but that’s a long one for me.”  – “Sarà stato un piccolo passo per Neil ma per me è stato proprio lungo!” – riferendosi al fatto che la scaletta del LM era bella alta e Pete non spiccava certo per la statura, essendo il più basso fra gli astronauti Nasa.
La cosa che personalmente mi appassiona di più di questa missione è il fatto di aver “raggiunto” la sonda Surveyor III e poi di essersene portato via un pezzo. Conrad e Bean tranciarono di netto con una grossa tenaglia la telecamera della sonda, per riportarla a terra e studiarne gli effetti da irraggiamento da vento solare, subìto dal velivolo automatico nei due anni di permanenza sulla Luna. La cosa affascianante fu che gli scienziati rinvennero sulla telecamera dei batteri ancora vivi, Streptococcus mitis, che resistettero all’ostico ambiente lunare per ben due anni. Il batterio fu trasferito accidentalmente durante le fasi di assemblaggio. Questo piccolo episodio destò molta preoccupazione, alimentando il terrore di contrarre infezioni extraterrestri, ma ebbe come sola conseguenza una più rigida procedura di sterilizzazione durante le fasi di assemblaggio per le future sonde automatiche.
Pete e Alan si allontanarono di circa 400 metri dal sito di allunaggio, rispetto ai 60 di Apollo 11 e trascorsero 7 ore e 48 minuti.

Furono raccolti circa 34 Kg di rocce lunari e al loro ritorno il cronometro di missione stava segnando 10 giorni, 4 ore e 36 minuti di volo.
Alan Bean, per finire in bellezza, rimediò un bel bernoccolo durante la sostenuta fase di rientro, quando la cinepresa a bordo del CM fissata non perfettamente cadde dritta dritta sulla tempia dell’LMP . Se fosse caduta poco più a sinistra avrebbe  probabilmente causato un trauma cranico molto serio.

Paolo Attivissimo sta da qualche giorno trasmettendo una diretta twitter con tutte le fasi salienti di Apollo 12, vi consiglio di seguirlo qui e qui
Il canale offre ottime foto e lo fa anche con un certo gusto vintage che francamente non guasta.

In una delle ottime kermesse organizzate da AUTOGRAPHICA ho avuto l’onore d’incontrare Richard “Dick” Gordon, pilota del modulo di comando in Apollo 12, l’unico dei tre a cui non toccò mettere piede sulla Luna, benché  il programma Apollo prevedesse per lui una missione come comandante e dunque come potenziale moonwalker per la designazione 18.
Il programma come è noto fu cancellato dopo Apollo 17.
Quest’uomo ha conservato lo stesso umore di sempre, anche se è rimasto profondamente colpito dalla morte di Pete Conrad, avvenuta per un incidente motociclistico nel 1999. Quando ho avuto modo di avvicinarlo per scambiare due chiacchiere con lui e farmi firmare la mia tuta da paracadutismo gli ho chiesto che ricordo avesse di Pete e la sua risposta, scuotendo la testa, fu che la morte dell’amico lo aveva letteralmente sconvolto, soprattutto  per l’assurdità degli eventi che ne causarono il decesso.
A parte questo momento solenne in cui ha scelto con estrema cordialità e disponibilità di rispondere anche a domande delicate, non si è risparmiato nemmeno nell’aperitivo organizzato prima di cena e nemmeno nel dopo cena, quando, salendo sul palco ha scherzato sull’altezza della pedana e sul fatto che dal momento che non l’avevano fatto allunare con Apollo 18 ogni occasione per “fare un piccolo passo” era sempre buona.
Nel momento in cui mi ha chiesto cosa volessi che scrivesse sulla mia tuta da paracadutismo, gli ho risposto, un po’ emozionato, di descrivere in qualche modo il momento in cui riuscì ad intravedere, dal modulo di comando in orbita lunare, il LEM Intrepid e il lander Surveyor III.
Purtroppo mi è impossibile decifrare le parole scritte sulla tuta, poiché il tessuto molto fibroso ha diffuso l’inchiostro del pennarello.
Sono abbastanza comprensibili le parole “…Surveyor on the Moon” e lo stesso autografo. Magari riuscite a decifrare il resto. Attendo le vostre segnalazioni.

Crediti:

Paolo Attivissimo,Gianluca Atti, Luigi Pizzimenti, NASA




1 maggio:il battezzo ufficiale del Veter 75

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Il gruppo Octobersky tornerà presto sul campo di Pioppogatto per presentare un nuovo modello della sua flotta, il VETER 75.
Il modello è stato realizzato da Alberto Lippi e tra le particolarità di questo modello vi è un sistema inedito (ma non per tutti) di rilascio paracadute.
Non anticipiamo niente al momento poiché saremo presenti il 1 di maggio sul campo del Model Club Viareggio.
Lo staff di Octobersky si sta impegnando su altri fronti, quindi il Veter 75 potrebbe essere l’unico modello a volare in questo giorno.
Tuttavia si stanno compiendo tutti gli sforzi possibili per dare alla manifestazione più di un modello.
Quello che è certo è che per la manifestazione del 3 giugno ne vedremo delle belle.
Per quanto riguarda l’aggiornamento del sito, al momento purtroppo tutte le risorse del webmaster sono concentrate altrove, ma anche in questo caso promettiamo di tornare presto e con più frequenza, a darvi informazioni sulle nostre attività.
Ci vediamo il 1 maggio !

Paolo Miniussi

crediti: Marslook




Octobersky, un gruppo, una realtà!

ngg_shortcode_2_placeholderQuesta immagine è il riassunto di un lavoro che ormai portiamo avanti da anni e sono anni che non smetto mai di ricordarvi quanti passi in avanti abbiamo fatto e quanta strada possiamo ancora percorrere insieme.
Ho scelto l’immagine catturata dalla telecamera sul raccordo, che molto spesso, per chi vede il filmato di sfuggita, sembra non destare mai particolare interesse o accade che , come negli ultimi lanci, vedendo la sezione strumentale al rientro, un po’ di borotalco (usato per agevolare l’uscita dei paracadute) faccia pensare di aver perso il video che questo glorioso occhio elettronico può invece riservarci. Tra i risultati indiretti di questa nostra partecipazione c’è il ritorno “mediatico”, ovvero il linkaggio del nostro sito su quello del Model Club e qualche televisione che si sta occupando di noi…
Non sono manie di protagonismo, per fugare eventuali dubbi, ma la semplice soddisfazione del “parlano di noi”, come veicolo di ulteriore divulgazione del nostro lavoro.
Voglio inoltre fare un sincero augurio ad Alberto, per il battesimo ufficiale del Veter, che avverrà spero molto presto e per l’atteso ritorno del modello di Maurizio, che da quello che ho capito farà nuovamente volare il suo MZ72, chissà con quali fantasiosi meccanismi di apertura, stile pistone…
Naturalmente invito esplicitamente Enrico e Diego a metter su un loro modello, da far decollare insieme ai compagni MZ72, Veter e NGT75, magari nei prossimi raduni.
Per la relazione della splendida giornata passata insieme, vi rimando alle pagine reports del sito.
Ringrazio tutti come sempre.
Un saluto affettuoso a Paolo e Daniela che ci hanno deliziato della loro presenza, è il caso di dire, sorprendente.