Godspeed Alan Bean…adesso solo 4 gli uomini eredi della storica avventura lunare


Il quarto essere umano, in ordine di arrivo, ad aver camminato sulla Luna, se n’è andato. Alan Bean, pilota del modulo lunare di Apollo 12, terrestre e selenico, non c’è più.

A guardare una delle tante foto del simpatico Alan Bean ti viene da pensare che un uomo così possa affrontare di tutto, che riesca persino a schivare la morte, ma la realtà è ben diversa. E’ già successo, per uomini roccia come Pete Conrad, Alan Shepard, Neil Armstrong, Gene Cernan e John Young o per quelli forse più spirituali e “non solo moonwalker” come Ed Mitchell e Jim Irwin. Ora è toccato all’astronauta-pittore Alan Bean. 
Non è facile digerire una notizia così, speri sempre che quel tweet sia un errore, una fake news…e per qualche ora il confine fra notizia e bufala è stato sottilissimo. Un’emorragia cerebrale a 86 anni non lascia molto margine di manovra, in fondo speri che non sia vero, che la scampi. Nessuno è immortale, ahimé, nemmeno chi ha visitato un altro mondo, chi sulla Luna ci ha lavorato e avuto il tempo per ammirare le “bellezze terrestri” di Playboy…

Alan Bean, il pittore.
Alan Bean, uno dei tre di Apollo 12, l’equipaggio più goliardico di sempre.
Alan Bean, quello che salvò la missione sapendo quale interruttore premere al momento giusto, quando il Saturn V si trasformò nel più grande parafulmine volante della storia, quando tutto in cabina si spense.
Alan Bean l’uomo, l’amico, il buontempone…tutt’uno con i compagni di sempre, Conrad e Gordon.
Alan Bean, l’ultimo dei tre di Apollo 12…eh si, anche questa missione è adesso orfana dei suoi uomini, seguendo l’inevitabile destino già toccato a quelli di Apollo 14.

Alan Bean lascia all’umanità una grande eredità. E’ stato, fino ad oggi, l’unico uomo ad aver riprodotto su tela i paesaggi di un altro corpo celeste, diverso dalla Terra e su cui ha camminato.
Oltre all’avventura di Apollo 12, Bean fu anche comandante della seconda missione umana a bordo della stazione spaziale Skylab, seguendo le orme del suo predecessore e collega “lunare” Pete Conrad, l’uomo a cui lo stesso Bean deve l’ingaggio per Apollo 12.

Conrad, molto amico anche della nostra connazionale Oriana Fallaci, regalò ad Alan Bean altri momenti di gloria e felicità, cedendogli i comandi del modulo lunare durante il viaggio di ritorno dalla superficie lunare. Per chi non lo sapesse, tutti gli LMP (lunar module pilot) non pilotarono effettivamente il velivolo ma svolsero piuttosto il ruolo di co-pilota, “limitandosi” a dare supporto al comandante di missione, che normalmente era l’unico designato a manovrare la navicella.
Bean fu molto fortunato anche in questo. 

Non ho avuto personalmente il piacere d’incontrarlo, di stringergli la mano e d’immortalare quel momento. L’ho conosciuto attraverso i libri, i documentari, le interviste (anche quelle assurde ed irrispettose dei lunacomplottisti) e ammirando sul web le sue opere d’arte.
Il numero di uomini che andarono sulla Luna e tornarono sani e salvi sulla Terra è drasticamente sceso sotto la metà in meno di cinque mesi (John Young ci ha lasciato il 5 gennaio di quest’anno). Ne rimangono solo quattro. Alla fine di quest’anno saranno trascorsi 50 anni dal primo viaggio compiuto dalla Terra alla Luna con il lancio di Apollo 8. Gli uomini di questa missione sono ancora in vita. Sono il romanzo vivente di Jules Verne.
Poco più di un anno ci separa dalle celebrazioni di Apollo 11. L’impegno e la fatica di questi uomini non può attendere la loro scomparsa. Loro attendono solo di passare il testimone, ma sono rimasti in quattro, facciamo presto, torniamo sulla LUNA!

 




Ti Porto La Luna 2017 – Non saremo alla Marineria

Notizia breve, possibilmente indolore.
Quest’anno la terza edizione di Ti Porto la Luna NON si svolgerà al Museo della Marineria di Viareggio.
L’appuntamento fissato per oggi 12 maggio ore 21,00,  slitta al 10 giugno presso altri locali.
Ci stiamo organizzando per definire quanto prima la nuova location.

Una cosa rimane certa: l’edizione di quest’anno sarà dedicata all’amico Zeffiro Rossi.
Rimanete in contatto!

 

A giochi fatti vi racconteremo le vicende che ci hanno costretto a questo “cambiamento”.

AGGIORNAMENTO: TI PORTO LA LUNA 2017 si svolgerà presso la Croce Verde Viareggio, sabato 10 giugno! Clicca qui per info e prenotazioni

Paolo Miniussi




Dalla Terra alla Luna, dalla Luna a Montecitorio

Prendi un gruppo di uomini, scienziati e piloti, mettili su un Saturno V, dagli un modulo lunare, una tuta pressurizzata, un regolo calcolatore. Il coraggio non serve, ne hanno da vendere, il resto è Storia.

Quasi 48 anni fa l’uomo raggiungeva la Luna. A riguardare le foto, I filmati e i veicoli con cui fu compiuta l’impresa, sembra una storia attuale e spesso chi oggi ha i capelli bianchi e qualche ruga sul viso te la racconta come se l’avesse vissuta ieri, ma è passato quasi mezzo secolo.
Un pezzo di quella Luna, toccata, raccolta e riportata sulla Terra, martedì 11 aprile era a Montecitorio, Roma, alla Camera dei Deputati. Ad osservarla da vicino si fa fatica a distinguerla da una roccia qualsiasi, ma quando realizzi che davanti a te hai un pezzo di un altro mondo, qualcosa che puoi coprire con il tuo pollice in una notte serena di primavera, allora può darsi che l’emozione ti tradisca e a stento trattieni le lacrime. E’ quello che è successo all’Onorevole Maria Chiara Gadda, deputata del PD sensibile alla causa della divulgazione scientifica e titolare della bella iniziativa a Montecitorio che ha visto come protagonisti i soci del direttivo dell’Associazione per la Divulgazione Astronautica ed Astronomica , ADAA, di cui Luigi Pizzimenti ne è il Presidente e l’uomo a cui la NASA, per il terzo anno consecutivo, concede in prestito, per un periodo solitamente non superiore ai novanta giorni, un campione di roccia lunare, uno di quelli raccolti dalle missioni umane USA fra il 1969 e il 1972.
Il campione, del peso di circa 109 grammi è anche fra i più antichi raccolti e la sua genesi risale a circa 3,3 miliardi di anni fa. Rocce così vecchie sulla Terra sono assai rare. Fu raccolto dall’astronauta James B. Irwin, durante la missione Apollo 15, la quarta spedizione ad allunare e la prima esplorazione con forte carattere scientifico. Non ultimo il fatto che per la prima volta fu portata sulla Luna un auto elettrica, il famoso rover lunare, che permise di coprire lunghe distanze dalla base del LM (modulo lunare). Il sito esplorativo fra i più suggestivi e spettacolari, la Rima di Hadley, visibile con uno strumento amatoriale dalla Terra e caratterizzato da canaloni e rilievi montuosi.

La missione passò alla storia per tantissimi aspetti, scientifici e non solo. Dave Scott, comandante della missione, pronunciò le uniche parole italiane mai dette sulla LUNA. Difronte ad un campione particolarmente interessante (che rappresenta la stele di Rosetta della geologia TERRA-LUNA) esclamò “mamma mia!”. Scott onorò inoltre la memoria del nostro Galileo con il famoso esperimento della piuma di falco e del martello, che, lasciati cadere da una stessa altezza, raggiunsero il suolo nello stesso istante, dimostrando (una volta per tutte) che ogni corpo è soggetto in egual misura alla forza di gravità.
Al fianco di Pizzimenti, il suo vice, l’Ingegner Dario Kubler e l’ingegner Alessandro Barazzetti, socio ADAA e responsabile dell’ambizioso progetto CUBESAT, che prevede il rilascio in orbita bassa di un piccolo satellite artificiale (un cubo di 10 cm di lato) dotato di un nuovo processore programmabile che verrà installato anche a bordo delle future missioni automatiche destinate a Marte.
A completare il prestigioso tavolo dei conferenzieri, Simonetta Cheli, capo dell’ufficio di coordinamento dell’ESA e Andrea Zanini, portavoce del presidente ASI. Moderatore dell’incontro il giornalista scientifico Paolo D’Angelo, esperto divulgatore di astronautica e Spazio.

La roccia lunare è il punto di partenza per presentare tutte le iniziative di ADAA – “Abbiamo scelto di presentare a Montecitorio il progetto “Ti Porto la Luna” perché iniziative dall’elevato contenuto culturale come questa, consentono di avvicinare i cittadini ai temi della scienza astronomica. Un frammento di storia affascinante ed eccezionale, può contribuire a diffondere una maggiore cultura scientifica, a cominciare dalle giovani generazioni – dichiara la stessa onorevole Maria Chiara Gadda, deputata del Partito Democratico – “Questo luogo” – prosegue Gadda – la casa di tutti gli italiani, vuole rappresentare simbolicamente tutti i luoghi della Penisola che saranno toccati dal progetto di ADAA. L’italia vanta una significativa esperienza in ambito aerospaziale e sono moltissime le aziende che ci rappresentano al livello mondiale e che oggi collaborano con agenzie spaziali come NASA, ASI ed ESA e sono la dimostrazione di una grande sinergia politica internazionale”.
Simonetta Cheli e Andrea Zanini sottolineano il ruolo chiave che lo spazio e lo space-business stanno giocando in questi ultimi decenni e ci ricordano che l’industria spaziale italiana è il terzo più importante attore in ESA (Agenzia Spaziale Europea) e riveste un ruolo di tutto rispetto al livello mondiale esportando tecnologia e ricerca grazie al lavoro dei nostri chimici, fisici, ingegneri e biologi. L’Italia sarà di nuovo protagonista presso la ISS (la Stazione Spaziale Internazionale) con l’arrivo dell’astronauta Paolo Nespoli, che all’età di 60 anni si appresta a indossare nuovamente la tuta spaziale e volare a bordo di una capsula Soyuz.
Mentre la conferenza si avvia alla fine, c’è il tempo per qualche domanda della stampa e degli addetti ai lavori intervenuti.
L’attenzione ricade sul progetto CUBESAT, ribattezzato da in “ALSAT” in onore dell’astronauta Al Worden, pilota del modulo di comando di Apollo 15, che è stato recentemente ospite per una tre giorni italiana di conferenze, incontri pubblici e gala. Al Worden, entusiasmato dall’iniziativa, sarà il “padrino” (nell’accezione più nobile del termine) della missione che, a detta dello stesso responsabile Barazzetti, sarà il primo di una lunga serie.
Kubler poi snocciola alcuni successi di ADAA. Oltre all’ormai collaudato mock-up di Casper che contiene una copia funzionante dell’AGC, il computer a bordo dell’Apollo, annuncia l’imminente completamento della riproduzione, sempre uno a uno, della Vostok, la navicella che permise il volo di Gagarin, primo uomo nello spazio nel 1961.

Per quanto straordinario ed eccezionale, il campione lunare non è l’unico elemento di attrazione di ADAA, che sta preparando una serie di eventi e già ne ha collezionati molti in passato, come la replica in scala uno a uno della capsula “Casper” di Apollo 16 (detta anche modulo di comando e l’unico “pezzo” del gigante Saturn V di 110 metri di altezza che rientra dopo il viaggio dalla Luna alla Terra). E’ la copia dello stesso veicolo sul quale ha viaggiato esattamente 45 anni fa Charlie Duke, il carico da novanta che Pizzimenti e i suoi mettono sul tavolo. Il decimo uomo sulla Luna sarà infatti ospite a Malpensa, il 29 e 30 aprile, il 2 maggio a Peccioli e il 4 maggio a Torino. La presenza dell’astronauta è stata proposta anche a tutti i Comuni della Versilia e molti altri della Toscana e, escluso Peccioli, nessun amministratore, al momento, è stato in grado di ospitare sul proprio territorio uno dei sei uomini ancora in vita dei dodici che oltre quarant’anni fa passeggiarono, lavorarono e vissero sulla Luna. Un’occasione imperdibile ed irripetibile anche in virtù del fatto che gli eventi riguardanti il programma spaziale Apollo con il tour della roccia lunare “Ti Porto la Luna” raggiungerà quest’anno i 100.000 studenti ed ha appassionato tanti bambini, genitori e semplici curiosi nelle precedenti due edizioni. Nonostante non sia chiaro cosa impedisca ad un Comune Versiliese di ospitare Charlie Duke, dobbiamo tuttavia precisare che almeno a Viareggio, il prossimo 12 maggio alle 21,00, si svolgerà per la terza volta consecutiva (unico caso nazionale) la conferenza che esporrà al Museo della Marineria la roccia di Apollo 15 portata a Montecitorio lo scorso martedì.
Sempre in tema di ospiti eccellenti, il vice presidente Kubler annuncia, in chiusura di conferenza, la presenza della prima donna nello spazio, Valentina Tereshkova (Vostok 6, 1963), probabilmente verso il mese di ottobre.
Ascoltando il gruppo di ADAA si ha l’impressione che le sorprese non siano finite e con il campione di roccia lunare che brilla fra le mani dell’onorevole Gadda, siamo certi che sarà così!

Per tutte le tappe di TI PORTO LA LUNA e per seguire le attività di DAA ci si può collegare presso il blog di Luigi Pizzimenti (https://luigipizzimenti.blogspot.it/) e il sito istituzionale dell’associazione www.adaa.it

 

qui il video integrale tratto dal sito della Camera

qui sotto la versione per “LA NAZIONE” inviata alla redazione locale di Viareggio

PRENDI un gruppo di uomini, scienziati e piloti e mettili su un Saturno V. Dotali di un modulo lunare, una tuta pressurizzata e un regolo calcolatore. Il coraggio non serve, ne hanno da vendere, il resto è storia. Quasi 48 anni fa l’uomo raggiungeva la Luna: a riguardare foto, filmati e mezzi con cui fu compiuta l’impresa, sembra una storia attuale e spesso chi oggi ha i capelli bianchi e qualche ruga sul viso la racconta come se l’avesse vissuta ieri. Ma è passato quasi mezzo secolo. Un pezzo di quella Luna, toccata, raccolta e portata sulla terra è stata protagonista nella presentazione del progetto “Ti Porto la Luna” alla Camera dei Deputati a Roma.
“Ad osservarla da vicino si fa fatica a distinguerla da una roccia qualsiasi – racconta l’onorevole Maria Chiara Gadda (PD) – ma quando realizzi che davanti a te hai un frammento di un altro mondo, allora può darsi che l’emozione ti tradisca e a stento trattieni le lacrime”. Assieme alla parlamentare  c’erano i rappresentanti dell’Adaa di cui è presidente Luigi Pizzimenti, l’uomo a cui la Nasa, per il terzo anno consecutivo, ha concesso in prestito un campione di roccia lunare, uno di quelli raccolti dalle missioni Usa fra il 1969 e il 1972. “La roccia, del peso di circa 109 grammi – riprende Pizzimenti – è anche fra le più antiche mai raccolte:la sua genesi risale a circa 3,3 miliardi di anni fa. Rocce così vecchie sulla Terra sono assai rare. Fu raccolta dall’astronauta James B. Irwin durante la missione Apollo 15, la 4a spedizione ad allunare e la prima esplorazione con forte carattere scientifico”. Al fianco di Pizzimenti c’erano anche il suo vice Dario Kubler, l’ingegner Alessandro Barazzetti di Adaa, che ha parlato dell’ambizioso progetto Cubesat, che prevede il rilascio in orbita bassa di un piccolo satellite artificiale dotato di un processore programmabile che verrà installato anche a bordo delle future missioni automatiche su Marte. A completare il tavolo dei relatori Simonetta Cheli, capo dell’ufficio di coordinamento dell’Esa e Andrea Zanini, portavoce di Asi. “L’associazione – ha anticipato Kubler – sta preparando una serie di eventi. Il decimo uomo sulla Luna, Charlie Duke, sarà infatti ospite a Malpensa il 29 e 30 aprile, il 2 maggio a Peccioli e il 4 maggio a Torino”.
La presenza dell’astronauta è stata proposta a tutti i comuni della Versilia e a molti altri della Toscana, ma solo Peccioli ha dato disponibilità. Nonostante non sia chiaro cosa impedisca di ospitare Charlie Duke, dobbiamo tuttavia precisare che almeno a Viareggio, il prossimo 12 maggio alle 21 si svolgerà per la terza volta consecutiva una conferenza e l’esposizione al Museo della Marineria della roccia di Apollo 15 portata a Montecitorio, dove ritornerà per un evento conclusivo il 15 giugno. info https://luigipizzimenti.blogspot.it/ o www.adaa.it.

 




Zeffiro Rossi

Zeffiro Rossi se n’è andato. Se n’è andato un caro amico, qualcosa di più di un caro amico.

Era sempre pronto ad ascoltarmi, a pensare al prossimo evento da organizzare.

E’ proprio grazie alla sua disponibilità e al suo grande entusiasmo che TI PORTO LA LUNA è passato da Viareggio per ben due volte, nel 2015 e nel 2016.
L’amicizia con Zeffiro è stata una cosa immediata. 
Quando ci sentimmo per la prima volta per parlare della prima edizione di TI PORTO LA LUNA Zeffiro era entusiasta, carico, emozionato come un bambino e pronto a fare carte false per dare al “suo museo, il museo di tutti” la possibilità di ospitare una roccia lunare. Sapeva coinvolgere tutto il suo gruppo di “naviganti” e insieme al compianto Oreste Bertuccelli (scomparso poco più di anno fa) sapeva tener vivo il Museo della Marineria.
Ci vuole un po’ di testardaggine e tanta volontà per organizzare certe cose. Io ho conosciuto così Zeffiro, come un uomo determinato ed entusiasta, molto disponibile e con un cuore grandissimo.
Non è facile scrivere queste righe, oggi che Lui non c’è più.
Di progetti ne avevamo ancora tanti e negli ultimi mesi ci siamo visti e sentiti molto spesso. Nonostante la malattia che lo stava indebolendo era comunque pronto ad ascoltarmi, a dire la sua. L’unica cosa che potessi fare era mantenere in Lui quell’entusiasmo che l’aveva contraddistinto sempre e quella gioia di fare e di condividere che trasmetteva con il suo sguardo, il suo sorriso, dietro quella barba bianca d’autentico lupo di mare. 
Se la Luna è arrivata a Viareggio è grazie a Lui. 
Le mie personali condoglianze alla famiglia. Quello che Zeffiro ha fatto resterà per la Città. Questo è quello che voleva.

Godspeed Zeffiro

FOTO: In alto Beltramini, Rossi, Miniussi, in basso Miniussi, Beltramini, Rossi e Bertuccelli




Il Challenger e la maestrina nello spazio, un sogno infranto in 73 secondi

Il 28 gennaio del 1986, a soli 73 secondi dal lancio l’intero complesso Orbiter+SRB+EXTERNAL TANK, si trasformò in una nube incandescente di ossigeno e idrogeno. Le immagini di quell’esplosione sono ancora vivide nella mia memoria e credo in quella di tutti coloro che assistettero alle trasmissioni televisive dei notiziari.
Non si trattò però di un’esplosione vera e propria. In breve, una guarnizione in gomma (O-ring) del booster di destra, chiamato SRB, perdendo le sue caratteristiche elastiche per l’estremo freddo a cui era stata sottoposta da giorni, cedette e permise l’apertura di una falla che scatenò una serie di rapidi eventi in successione.
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Il computer di assetto dello shuttle si trovò a gestire sollecitazioni tremende e un fortissimo vento relativo laterale. Il serbatoio esterno, già compromesso dalle fiamme e dall’apertura di falle sulla sua incamiciatura si ruppe. Gli SRB si staccarono dal resto della struttura e l’orbiter si venne a trovare in una posizione aereodinamicamente insopportabile. Le forze esercitate sulla navetta furono così tremende da disintegrare ogni cosa.
Gli SRB vennero fatti esplodere a distanza per motivi di sicurezza.
Dai dati raccolti risultò che l’equipaggio, al momento dell’impatto con l’acqua, arrivò vivo, ma incosciente.
A bordo, come molti ricorderanno, c’era anche Christa McAuliffe, la prima maestrina astronauta nell’ambito di un programma che prevedeva appunto di portare nello spazio un insegnante. Insieme a lei persero la vita altri 6 astronauti:
(in basso): Michael John Smith, Dick Scobee e Ronald McNair (seconda fila da sinistra a destra): Ellison Onizuka, Christa McAuliffe, Gregory Jarvis e Judith Resnik.
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La tragedia gettò la NASA nel caos più totale. Il veterano dello spazio, nonché uno dei 12 moonwalker, John Young (Apollo 16), fece parte della commissione d’inchiesta chiamata ad indagare sull’incidente. Fu uno degli attori più critici e determinanti per lo svolgimento dell’inchiesta e del conseguente riorganizzamento della NASA, che solo due anni dopo poté tornare a lanciare astronauti a bordo di navette Shuttle.




Apollo 1 – 50 anni fa la tragedia

Era il 27 gennaio del 1967, esattamente 50 anni fa. Tre uomini, tre astronauti, il primo equipaggio per la nuova capsula Apollo, perirono a causa di un incendio scoppiato improvvisamente durante la missione Apollo 1 (ex Apollo 204).
Virgil “Gus” Grissom, Ed White e Roger Chaffee, furuno i primi tre astronauti americani a morire nell’ambito di un programma spaziale NASA.
L’incidente di Apollo 1 fu provocato da una serie di sfortunati eventi a catena. In breve, l’atmosfera all’interno della capsula, costituita da ossigeno puro e portata a 14kpa sopra la pressione atmosferica terrestre, accelerò e amplificò l’incendio, innescato da una scintilla elettrica partita da un cavo di rame rimasto privo della propria guaina isolante per l’usura generata dalle continue aperture e chiusure del portello di entrata.
Tutti i materiali all’interno della capsula avevano proprietà ignifughe, ma non per le condizioni che erano state create in cabina, appunto, l’ossigeno puro e la pressione così alta.
Benché le fiamme sviluppate avessero avvolto gli astronauti iniziando a fondere le tute e tutto quello che si poteva fondere all’interno del capsula, gli astronauti non morirono di ustioni, bensì per l’inalazione venefica dei fumi e del monossido di carbonio generati dalla combustione.
Tutto avvenne in soli 17 secondi, secondi interminabili preceduti dalle grida di dolore degli astronauti.

Alle 18,31 ora locale Grissom esclamò qualcosa come “hey” o “fire” e due secondi dopo Roger Chaffie dette l’allarme con la storica e agghiacciante frase: “Fire! We’ve got fire in the cockpit!” cioè “Fuoco! C’è del fuoco nella cabina!”
Le procedure di emergenza per liberare la cabina richiedevano 90 secondi, troppi per rispondere ad una situazione del tutto nuova e imprevista.

Il portellone della capsula, concepito per aprirsi verso l’interno e solo a cabina depressurizzata condannò i tre uomini alla morte e li consegnò alla storia come i primi (e purtroppo non ultimi) astronauti NASA deceduti in missione (sebbene quella di Apollo 1 fosse in realtà un’esercitazione, poi trasformata in missione ufficiale per onorare la memoria del terzetto).

L’incidente gettò molti dubbi sulla possibilità di realizzare l’obiettivo fissato dal compianto Presidente Kennedy di raggiungere la Luna prima della fine del 69. La NASA sequestrò ogni cosa intorno all’area di lancio ed istituì una commissione per fare luce sulle cause dell’incidente. 
La capsula Apollo fu riprogettata nuovamente e vennero risolti 1407 problemi di collegamento, la pressurizzazione non fu più di 14 kpa sopra il valore di pressione atmosferica, ogni cavo, elettrico o idraulico fu rivestito di isolante e tutti quello che poteva incendiarsi venne sostituito con materiali totalmente ignifughi e soprattutto il portellone di accesso fu riprogettato per aprirsi verso l’esterno.

(foto NASA)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(le tombe degli astronauti: Grissom e Chaffee sono sepolti ad Arlington, White a Westpoint)